Gen Alpha 2025: i brand che conquistano la nuova generazione (e alcuni insight per i creativi)

Hai appena capito come parlare alla Gen Z? Peccato: è già ora di voltare pagina.
La Generazione Alpha, nata tra il 2010 e il 2024, sta crescendo e riscrive le regole della relazione tra persone e brand più velocemente di quanto il marketing riesca a tenere il passo.

Sono gli iPad Kids, i primi nativi digitali al 100%. Non ricordano un mondo senza smartphone, vivono tra YouTube, Roblox, TikTok e Minecraft, e sono cresciuti creando contenuti tanto quanto li consumano.
Per i brand, questo significa una cosa: non basta più comunicare, bisogna partecipare.

Lo studio Coolest Brands 2025 di Beano Brain, condotto su 12.000 bambini e ragazzi tra i 7 e i 14 anni nel Regno Unito, svela quali marchi stanno davvero conquistando la Gen Alpha e cosa possiamo imparare da loro.

1. YouTube resta imbattibile: il potere del multi-formato

Al primo posto c’è ancora YouTube.
Non è un caso: la piattaforma ha saputo adattarsi alle nuove abitudini, integrando Shorts per i contenuti rapidi e una libreria infinita di video long-form per chi cerca approfondimento.
Per la Gen Alpha, YouTube è più utile di Google: è intrattenimento, scoperta e apprendimento allo stesso tempo.

Insight per i brand: diversificare i formati non significa disperdere l’attenzione, ma incontrare il pubblico dove si trova, nei modi in cui vuole interagire.

2. Nike e Adidas: due strategie diverse, stesso successo

Nike conquista il secondo posto puntando su identità e appartenenza.
Grazie a collaborazioni con figure come Zendaya o Cristiano Ronaldo, e partnership come quella con SKIMS, il brand permette a ogni ragazzo di trovare la propria tribù dentro una gamma sterminata di prodotti.

Adidas, invece, è salita al 14° posto grazie a un approccio più “culturale”: campagne locali, riferimenti al Britpop e all’estetica anni ’90, e un revival dei modelli iconici come le Gazelle.

Insight per i brand: Gen Alpha cerca identità, non status. L’importante è offrire modi autentici per esprimersi, non un’unica narrativa.

3. Food & drink: la curiosità batte la nostalgia

Il cibo resta uno dei linguaggi più diretti per entrare in sintonia con la Gen Alpha. Non basta essere “storici”: servono emozione e sperimentazione.

KitKat e Nutella restano amatissimi perché sanno innovare senza snaturarsi.
KitKat trasforma il suo gesto iconico (lo “snap” o rottura dello snack) in un rituale condivisibile e pop, mentre sperimenta con nuovi gusti e formati pensati per i social.
Nutella, invece, aggiorna la sua immagine familiare con packaging personalizzati e limited edition che parlano di creatività quotidiana.

Chi invece perde terreno? Prime Hydration, una bevanda sportiva a basso contenuto calorico ideata da Logan Paul, che crolla fuori dalla top 100 nonostante l’hype degli influencer.

Insight per i brand: per la Gen Alpha, la qualità supera la fama. Se l’esperienza non è all’altezza, nessun trend può salvarla.

4. La rivoluzione tech: Google scivola, l’AI avanza

Notizia shock per i nostalgici del motore di ricerca: Google perde 14 posizioni.
La Gen Alpha preferisce strumenti AI conversazionali, percepiti come più veloci e creativi.
Non vogliono cercare: vogliono parlare, esplorare, creare insieme alla tecnologia.

Insight per i brand: la fedeltà non è ereditaria. Ogni generazione va riconquistata con linguaggi e strumenti nuovi.

5. I nuovi outsider: Jellycat e Minecraft

Tra le sorprese del 2025 c’è Jellycat, brand londinese di peluche diventato virale senza pubblicità a pagamento.
Il segreto? Trasformare l’acquisto in esperienza condivisa: pop-up teatrali, rituali d’acquisto e collezionabilità.

Minecraft, invece, sale ancora: un universo che i ragazzi lasciano e ritrovano ciclicamente, mantenendo viva una community intergenerazionale.

Insight per i brand: le esperienze che lasciano il segno non nascono da campagne, ma da rituali che si ripetono nel tempo.

6. Parlare ai più giovani, con responsabilità

Quando si parla di Gen Alpha, è importante ricordare che stiamo ancora parlando a bambini. Sono iperconnessi, curiosi e influenti nelle scelte familiari, ma restano un pubblico vulnerabile. Per i brand, questo significa una cosa: responsabilità.
Creare contenuti pensati per loro non deve tradursi in imitazione o manipolazione, ma in trasparenza, ascolto e rispetto dei loro valori.
Le nuove generazioni sanno riconoscere chi comunica in modo autentico, ma notano anche chi forza la mano.

Insight per i brand: saper “entrare nel loro mondo” non vuol dire sfruttarlo, ma contribuire a costruirlo in modo positivo.

La Gen Alpha sceglie brand curiosi, autentici e adattabili, capaci di parlare la loro lingua senza imitazioni forzate.
Sono consumatori precoci ma consapevoli, per cui l’esperienza vale più della promessa e la partecipazione più della pubblicità.

Il tuo brand è parte del mondo della Gen Alpha o resta ancora un passo indietro?